A New York, il 27 gennaio 1922, si conclude a soli cinquantasette anni la vita di una donna che ha contribuito a modificare profondamente il modo in cui un giornalista può cercare, verificare e raccontare una storia.
Il suo vero nome era Elizabeth Jane Cochran, anche se il mondo l’avrebbe conosciuta soprattutto come Nellie Bly.
Per alcuni, è la reporter che nel 1887 si fece internare volontariamente in un manicomio per raccontare dall’interno le condizioni delle donne rinchiuse a Blackwell’s Island.
Per altri è invece la viaggiatrice che riuscì a trasformare il romanzo di Jules Verne in una sfida reale e che, tra il 1889 e il 1890, completò il giro del mondo in poco più di settantadue giorni, diventando una delle giornaliste più famose della propria epoca.
Tutte queste immagini, però, raccontano soltanto una parte della sua storia, perché Nellie Bly non si limitò a compiere imprese spettacolari per attirare l’attenzione dei lettori.
Utilizzò sé stessa come strumento d’indagine, entrando personalmente nei luoghi e nelle situazioni che voleva comprendere quando il normale accesso giornalistico non sarebbe stato sufficiente.
Ed è stata proprio questa idea - cioè vedere con i propri occhi ciò che gli altri potevano soltanto raccontare - a trasformare la sua carriera in qualcosa di molto più importante di una successione di avventure straordinarie.
Chi è Nellie Bly: la sua biografia
Infanzia e giovinezza.
Elizabeth Jane Cochran nasce il 5 maggio 1864 a Cochran’s Mills, una piccola comunità della Pennsylvania.
Suo padre, Michael Cochran, è riuscito nel corso degli anni a costruirsi una posizione economica importante.
Partito da attività legate al lavoro manuale e al mulino, diventa proprietario di terreni e altre attività, arrivando anche a ricoprire l’incarico di associate justice nella contea di Armstrong, una funzione giudiziaria locale.
Inoltre si era sposato due volte: dal primo matrimonio con Catherine Murphy aveva avuto dieci figli, mentre dal secondo matrimonio con Mary Jane Kennedy - la madre di Elizabeth - erano nati altri cinque figli.
Nellie apparteneva alla seconda famiglia ed era una dei quindici figli di suo padre: questo le permise di crescere quindi inizialmente in condizioni relativamente agiate, all’interno di una famiglia particolarmente numerosa.
Nel 1870 però, quando Elizabeth ha appena sei anni, Michael Cochran muore senza lasciare un testamento e la sua scomparsa mette soprattutto in difficoltà Mary Jane e i cinque figli avuti con lei, i quali si ritrovano senza quella sicurezza economica sulla quale avevano potuto contare fino a quel momento.
Per Elizabeth, ciò significa assistere quasi improvvisamente alla trasformazione della propria condizione familiare: da figlia di un uomo benestante a componente di una famiglia costretta a preoccuparsi concretamente del denaro necessario per vivere.
Col tempo la madre Mary Jane cerca di ricostruire una sicurezza economica attraverso un secondo matrimonio ma questa scelta si rivela presto disastrosa.
Il nuovo marito si dimostra violento e incline all’alcol tant'è che, nel 1878, Mary Jane arriva a chiedere il divorzio, una decisione tutt’altro che semplice nell’America dell’Ottocento.
Anche Elizabeth viene chiamata a testimoniare nel procedimento e descrive davanti al tribunale il comportamento del patrigno nei confronti della madre.
È difficile stabilire quanto una singola esperienza possa determinare il carattere di una persona ma nella futura carriera di Nellie Bly tornerà continuamente un tema che Elizabeth ha già conosciuto dentro casa.
Ovvero quanto possa essere fragile la posizione di una donna quando la sua sicurezza economica e personale dipende completamente da qualcun altro.
E proprio questo problema diventerà uno dei primi argomenti sui quali deciderà di scrivere.
La formazione e gli studi.

Nellie Bly
A quindici anni Elizabeth tenta intanto di costruirsi una professione e nel 1879 si iscrive alla State Normal School di Indiana, in Pennsylvania con l’obiettivo di prepararsi alla carriera di insegnante.
La scelta non è casuale: in un periodo nel quale gran parte delle professioni rimane ancora difficilmente accessibile alle donne, l’insegnamento rappresenta una delle possibilità più concrete per conquistare una certa indipendenza economica.
Tuttavia, il progetto dura pochissimo, dato che la famiglia non dispone del denaro sufficiente per sostenere gli studi e Elizabeth è costretta ad abbandonare la scuola dopo il primo periodo accademico.
Si trasferisce quindi con la madre nell’area di Pittsburgh e cerca un modo per contribuire al mantenimento familiare.
Nellie a questo punto della sua vita non possiede un titolo di studio importante, non appartiene più a una famiglia abbastanza ricca da garantirle un futuro e soprattutto vive in un mondo nel quale le opportunità professionali disponibili per una giovane donna sono enormemente inferiori rispetto a quelle riservate agli uomini.
E proprio mentre cerca di orientarsi dentro questa realtà, nel 1885, legge un articolo destinato a cambiare completamente il corso della sua vita.
L'inizio della carriera di Nellie Bly.
Sul Pittsburg Dispatch viene pubblicato un intervento del giornalista Erasmus Wilson, conosciuto dai lettori come Q.O., nel quale viene difesa una concezione fortemente tradizionale del ruolo femminile.

Pubblicità per il Pittsburg Dispatch del 1876
L’articolo, ricordato con il titolo What Girls Are Good For, sostiene in sostanza che la dimensione naturale delle donne sia soprattutto quella domestica e guarda con ostilità alla loro presenza nel mondo professionale.
Per Elizabeth questa non è una discussione astratta: lei ha visto sua madre perdere la sicurezza economica dopo la morte del marito e l’ha vista entrare in un secondo matrimonio disastroso anche nella speranza di ritrovare stabilità.
Soprattutto, lei stessa ha appena dovuto rinunciare agli studi perché non dispone del denaro necessario per completare la propria formazione.
Così decide di rispondere: contesta soprattutto l’idea che tutte le donne possano semplicemente affidare il proprio mantenimento a un uomo e firma la propria lettera con lo pseudonimo “Lonely Orphan Girl”.
Il managing editor del giornale, George A. Madden, rimane abbastanza colpito dalla risposta da pubblicare un annuncio attraverso il quale chiede all’autrice anonima di farsi riconoscere.
La richiesta ha successo ed Elizabeth si presenta in redazione.
Da quell’incontro nasce il suo primo vero articolo, The Girl Puzzle, pubblicato il 25 gennaio 1885 e dedicato proprio alle difficoltà affrontate dalle donne che devono mantenersi attraverso il proprio lavoro.
Madden decide di continuare a darle spazio... tuttavia serve un nome con il quale firmare gli articoli.
La scelta cade su “Nelly Bly", titolo di una celebre canzone composta da Stephen Foster ma la grafia utilizzata dal giornale diventa “Nellie Bly”.
Elizabeth Jane Cochrane ha così trovato lo pseudonimo con il quale verrà ricordata per il resto della propria vita.
Le prime inchieste sulle lavoratrici.
Nellie dimostra molto presto che non vuole limitarsi agli argomenti normalmente assegnati alle donne nelle redazioni e comincia ad interessarsi alle condizioni delle lavoratrici nelle fabbriche di Pittsburgh.
Il suo interesse la porta a cercare di documentare dall’interno la realtà di donne costrette a lavorare per salari bassi e in condizioni difficili.
Non si tratta ancora del giornalismo sotto copertura sofisticato che utilizzerà a New York in futuro.
Tuttavia è possibile notare già in questo momento il principio che guiderà la sua carriera, ovvero avvicinarsi il più possibile alla realtà delle persone delle quali sta scrivendo.
C'è solo un problema: Pittsburgh è una città industriale e i giornali dipendono anche dagli inserzionisti.
Tutto questo mette di conseguenza il Dispatch in una posizione scomoda, dato che i suoi articoli attirano l’interesse dei lettori ma provocano anche la reazione di alcuni proprietari delle aziende sulle quali sta scrivendo.
Per la redazione la soluzione è estremamente semplice: spostarla verso argomenti considerati più appropriati per una cronista donna.
Parliamo di moda, società, teatro e giardinaggio, esattamente il tipo di giornalismo dal quale Nellie vuole allontanarsi.
Ciononostante, Elizabeth non si rassegna alla nuova situazione lavorativa e convince il giornale a permetterle di andare in Messico all'inizio del 1886.
Nellie Bly in Messico.
Nellie parte come corrispondente e trascorre quasi sei mesi in Messico, osservando il paese durante il lungo governo di Porfirio Díaz.

Porfirio Diaz
Durante il soggiorno, però, Nellie comincia a spingersi oltre il semplice racconto della vita quotidiana messicana e dedica sempre più attenzione anche alla situazione politica del paese.
In particolare, denuncia le limitazioni imposte alla libertà di stampa e prende posizione contro l'arresto di un giornalista messicano incarcerato dopo aver criticato le autorità.
I suoi articoli diventano così sempre più duri nei confronti del regime e, dopo circa sei mesi trascorsi nel paese, Nellie torna negli Stati Uniti, dove continuerà a descrivere il governo di Díaz come autoritario e repressivo.
L’esperienza messicana diventa comunque una tappa fondamentale della sua carriera a tal punto che nel 1888 i reportage realizzati durante il viaggio vengono raccolti nel libro Six Months in Mexico.
Una volta tornata al Pittsburg Dispatch, però, Bly si ritrova nuovamente davanti allo stesso problema che aveva cercato di lasciarsi alle spalle.
Ancora una volta, invece delle grandi inchieste che vorrebbe continuare a realizzare, la redazione torna ad affidarle soprattutto argomenti considerati “più adatti a una donna”.
È così che Elizabeth decide di non accettare più quel limite e che, nel 1887, lascia Pittsburgh per trasferirsi a New York, convinta di poter trovare in una delle grandi redazioni della città lo spazio professionale che il Dispatch non è più disposto a concederle.
Il trasferimento a New York e il New York World.
La decisione è coraggiosa ma tutt’altro che sicura.
Infatti New York rappresenta uno dei centri più importanti del giornalismo americano ma, proprio per questo, le sue redazioni sono estremamente competitive e rimangono dominate dagli uomini.
Nellie quindi scopre presto che avere già pubblicato articoli e lavorato come corrispondente non significa trovare automaticamente qualcuno disposto ad assumerla e riceve diversi rifiuti ma senza mai darsi per vinta.
Quindi continua a cercare fino a riuscire a entrare al New York World di Joseph Pulitzer nel 1887: è proprio qui che riceve l’incarico destinato a cambiare definitivamente la sua carriera.

Joseph Pulitzer
Il giornale vuole scoprire che cosa accade realmente all’interno del Women’s Lunatic Asylum di Blackwell’s Island, l’isola newyorkese oggi conosciuta come Roosevelt Island.
Tuttavia la redazione si scontra con un problema complesso: indagare su come viene gestita realmente la struttura visitandola ufficialmente servirebbe a poco, dato che medici e amministratori avrebbero il tempo di preparare ciò che reputano appropriato mostrare a una giornalista.
E, di conseguenza, nascondere anche ciò che l'opinione pubblica non dovrebbe scoprire.
Per questo motivo, se si intende comprendere davvero la condizione delle pazienti, bisogna trovare un altro modo di entrare e il World propone a Nellie una soluzione estremamente rischiosa: fingersi malata di mente abbastanza bene da riuscire a farsi internare.
Lei accetta.
Dieci giorni nel manicomio di Blackwell’s Island.

Il Women’s Lunatic Asylum di Blackwell’s Island
Il piano consiste nel comportarsi in maniera sufficientemente insolita da attirare l’attenzione delle autorità, da essere esaminata dai medici e di arrivare attraverso il normale sistema assistenziale fino a Blackwell’s Island sotto il nome di Nellie Brown.
A questo punto dell'indagine Elizabeth non sa con certezza come reagiranno i dottori, tantomeno possiede nessuna garanzia sul fatto che potrà uscire dalla struttura con facilità una volta che l’istituzione l’avrà classificata come malata.
Ad ogni modo il giornale le promette comunque che troverà il modo di liberarla e il piano funziona... forse persino troppo bene.
Infatti Nellie viene valutata e considerata realmente affetta da disturbi mentali, fino a essere trasferita al manicomio femminile dell’isola, dove l’esperimento assume il suo significato più inquietante.
Bly non ha più bisogno di continuare a recitare continuamente la parte della donna delirante, quindi si comporta con normalità, risponde razionalmente alle domande che le vengono poste e cerca di osservare ciò che accade attorno a lei.
Tuttavia, rimane classificata come paziente.
Durante i dieci giorni trascorsi nell’istituto documenta condizioni che descriverà successivamente come incompatibili con qualsiasi autentica idea di cura.

Un’illustrazione estratta dal libro di Bly, dove l’autrice si prepara per il progetto
Per esempio, il cibo servito alle ospiti della struttura è estremamente scadente e i bagni vengono effettuati con l'acqua fredda.
Inoltre, le pazienti sono costrette a lunghi periodi di inattività e alcune vengono trattate con durezza o violenza da parte personale.
Insomma, Bly osserva quanto possa essere devastante un sistema che interpreta quasi ogni comportamento della persona internata attraverso la diagnosi che le è stata assegnata.
Si tratta di un problema che diventa ancora più evidente quando parla con le altre donne con cui condivide lo spazio.
Nellie incontra infatti pazienti che, ai suoi occhi, non sembrano affatto soffrire di una grave malattia mentale.
Tra loro ci sono anche immigrate che hanno difficoltà a comunicare in inglese o donne la cui situazione sociale e personale sembra avere avuto un ruolo decisivo nel loro internamento.
Dopo dieci giorni il World mantiene la promessa e riesce a ottenere la sua liberazione e a quel punto Nellie può finalmente utilizzare ciò che ha visto non per scappare da quella esperienza, ma per raccontarla.
Ten Days in a Mad-House e le conseguenze dell'inchiesta.

Copertina originale di “Dieci giorni in manicomio” di Nellie Bly
Il materiale viene raccolto nel volume Ten Days in a Mad-Hous e nell’ottobre del 1887 il New York World pubblica il reportage in due grandi puntate illustrate, cominciando con Behind Asylum Bars il 10 ottobre e proseguendo pochi giorni più tardi con Inside the Madhouse.
L’effetto è enorme: con il suo lavoro Nellie non ha semplicemente prodotto una storia capace di vendere copie, ha costretto New York a guardare dentro un luogo che normalmente rimane nascosto dietro le proprie mura.
Lo scandalo è di proporzioni tali che un grand jury indaga sulle condizioni dell’istituto e Bly torna sull’isola insieme a dei giurati, trovando però nel frattempo una struttura che presenta già condizioni diverse da quelle che aveva documentato durante il proprio internamento.
All'interno di questa vicenda, è di particolare rilevanza il tema dei finanziamenti ricevuti dalla struttura.
Infatti, viene spesso ripetuto che l’inchiesta di Bly avrebbe provocato direttamente lo stanziamento di “un milione di dollari per il manicomio” ma la realtà amministrativa è più articolata.
Negli anni immediatamente successivi, il bilancio del Department of Public Charities and Corrections di New York passa da circa 1,5 a 2,34 milioni di dollari, mentre 50.000 dollari vengono destinati specificamente al manicomio di Blackwell’s Island.
L’inchiesta di Nellie Bly non è l’unica causa di questo aumento della spesa pubblica ma contribuisce in maniera decisiva a portare le condizioni dell’istituto al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica, aumentando la pressione sulle autorità affinché queste intervengano.
Le conseguenze sono altrettanto importanti per la sua carriera.
Il New York World la inserisce stabilmente nel proprio staff e Nellie diventa rapidamente una delle reporter più conosciute della città, conquistando così uno spazio professionale che fino a pochi anni prima sembrava quasi irraggiungibile per una giovane donna.
Ad ogni modo, il risultato più importante dell’esperimento di Blackwell’s Island va oltre la fama personale.
Infatti, il metodo utilizzato da Bly - cioè assumere un’identità, entrare direttamente nel luogo che si vuole investigare e raccontarlo attraverso l’esperienza vissuta in prima persona - contribuisce alla diffusione dello stunt reporting (o detective reporting).
Si tratta di una forma di giornalismo basata sull’immersione diretta del reporter nella realtà che intende documentare.
Il successo delle sue inchieste rende questo approccio estremamente visibile e dimostra soprattutto che anche le giornaliste potevano affrontare incarichi complessi, investigativi e ad alto rischio.
Ciò, naturalmente, contribuisce ad allargare concretamente lo spazio riservato alle donne all’interno delle redazioni americane.
Le altre inchieste sotto copertura.
Negli anni successivi a Blackwell’s Island, Bly continua a mettere alla prova lo stesso principio in ambiti differenti, occupandosi di corruzione, condizioni delle lavoratrici, agenzie di collocamento e mercato illegale dei bambini.
In alcuni casi assume identità false, in altri si presenta come una persona direttamente coinvolta nella situazione che vuole investigare ma ciò che conta rimane sempre lo stesso: ridurre la distanza tra il giornalista e ciò che sta realmente accadendo.
Questa scelta possiede anche un vantaggio che nell’America dell’epoca sarebbe sembrato paradossale, cioè che essere donna le chiuda moltissime porte professionali.
Tuttavia, una volta diventata reporter sotto copertura, proprio il fatto che nessuno si aspetti di avere davanti una giornalista può permetterle di entrare in luoghi e conversazioni nelle quali un cronista uomo conosciuto avrebbe attirato immediatamente sospetti.
Nellie quindi trasforma una parte dei limiti che il giornalismo le impone in uno strumento del proprio metodo e così facendo, con il passare degli anni, allarga il raggio dei propri articoli.
Intervista personaggi conosciuti e segue grandi eventi sociali e politici, arrivando nel 1894 a occuparsi anche delle tensioni legate al lavoro e al movimento operaio americano.
Ormai il suo giornalismo non è più confinato alle cosiddette “questioni femminili”, perché Nellie Bly è diventata una reporter di interesse generale.
Tuttavia, proprio mentre sembra aver trovato definitivamente il proprio posto dentro il giornalismo, Elizabeth propone qualcosa che non assomiglia a nessuna delle sue inchieste precedenti.
Questa volta non vuole entrare in una fabbrica, tantomeno infiltrarsi in un’istituzione: vuole fare il giro del mondo e farlo abbastanza velocemente da battere un personaggio che non è mai esistito.
Il giro del mondo in 72 giorni.
L’idea nasce dal celebre romanzo di Jules Verne, Il giro del mondo in ottanta giorni.

Jules Verne
Nel 1888 Nellie propone al World di trasformare in realtà l’impresa immaginata dallo scrittore francese e di verificare se i nuovi sistemi di trasporto abbiano ormai reso possibile circumnavigare il pianeta in meno tempo rispetto agli ottanta giorni di Phileas Fogg.
Ad ogni modo, ancora una volta il primo ostacolo alla sua iniziativa non è di natura tecnica: è il fatto che Nellie sia una donna.
Un viaggio intorno al mondo significa affrontare da sola navi, treni, porti, dogane e coincidenze attraverso paesi differenti, in un periodo nel quale si considera ancora normale che una donna che viaggia per grandi distanze debba essere accompagnata.
A questo si aggiunge un altro stereotipo: una viaggiatrice avrebbe bisogno di troppi abiti e troppi bagagli per potersi spostare con la velocità richiesta.
Bly rifiuta entrambe queste obiezioni e, quando il progetto viene finalmente approvato, decide di partire quasi senza bagaglio, portando con sé soltanto ciò che può trasportare senza rallentare il viaggio.

Fotografia scattata dal New York World per promuovere il viaggio della Bly.
È così che il 14 novembre 1889 sale sull’Augusta Victoria e lascia l’area di New York dirigendosi verso l’Europa.
Da quel momento comincia una corsa nella quale il vero avversario non è soltanto la distanza ma sono anche gli orari.
Perdere un treno può significare perdere una nave e perdere una nave può significare attendere giorni prima della partenza successiva.
Insomma, in una sfida costruita intorno al tempo anche una piccola interruzione può compromettere l’intera impresa.
Durante il percorso attraversa Europa e Asia, passa attraverso il Canale di Suez e raggiunge successivamente l’Estremo Oriente e il Pacifico.
In Francia compie inoltre una deviazione particolarmente significativa per raggiungere Jules Verne ad Amiens: la giornalista che sta tentando di battere il suo personaggio immaginario può così incontrare personalmente l’uomo che ha dato origine all’intera sfida.
Il viaggio ha ormai smesso di essere soltanto una curiosità giornalistica e sta diventando uno spettacolo seguito da un paese intero.
Nel frattempo, il New York World pubblica aggiornamenti e trasforma Nellie nella protagonista di una vera operazione editoriale, invitando i lettori a prevedere il momento esatto nel quale completerà la circumnavigazione.
La sua impresa diventa talmente popolare che nel gennaio del 1890 il giornale pubblicherà perfino un gioco da tavolo dedicato al viaggio, con le giornate del percorso disposte lungo il tabellone.

Copertina del gioco da tavolo dedicato a viaggio di Nellie Bly
Poche ore dopo la partenza di Bly, il Cosmopolitan manda Elizabeth Bisland intorno al mondo nella direzione opposta.
È così che quella che per Nellie era iniziata come una sfida contro il tempo e contro Jules Verne si trasforma quindi anche in una corsa tra due giornaliste.
Nel frattempo il viaggio di Bly continua verso est.
La giornalista attraversa il Pacifico e raggiunge gli Stati Uniti dalla costa occidentale, percorrendo l’ultima parte dell’itinerario in treno mentre l’interesse del pubblico cresce sempre di più.
Infine, il 25 gennaio 1890, arriva nel New Jersey davanti a una folla pronta a celebrare il suo ritorno.
Sono trascorsi 72 giorni, 6 ore, 11 minuti e 14 secondi: Nellie ha battuto il tempo immaginato da Jules Verne.
La sua circumnavigazione viene celebrata come un record, anche se il primato durerà soltanto pochi mesi prima di essere superato da George Francis Train.
Per Nellie, però, il risultato più importante non è semplicemente la durata matematica del record ma ciò che quel viaggio ha significato per la sua immagine pubblica.
Infatti, la reporter conosciuta per essersi fatta rinchiudere in un manicomio è diventata una celebrità nazionale seguita da lettori che ormai riconoscono il suo nome indipendentemente dall’articolo che stanno leggendo.
Ancora una volta l’impresa possiede anche un significato che va oltre lo spettacolo, dato che Nellie ha attraversato il mondo quasi interamente da sola e con un piccolo bagaglio, dimostrando concretamente quanto fossero fragili molte delle convinzioni che avevano inizialmente reso la redazione riluttante ad affidare quell’incarico a una donna.
La carriera da scrittrice: le opere di Nellie Bly.
Dopo il successo del viaggio, la carriera di Nellie comincia ad assumere una direzione diversa.
Accanto al reportage, infatti, dedica sempre di più alla narrativa popolare, scrivendo romanzi e storie pubblicati a puntate sui periodici dell’epoca.
Tra questi lavori figurano titoli come Eva the Adventuress, New York by Night e Alta Lynn, M.D., mentre nel 1889 viene pubblicato in volume anche il romanzo The Mystery of Central Park.
Questa produzione narrativa si affianca alle opere nate direttamente dalle sue esperienze giornalistiche.
Tra queste vi sono Ten Days in a Mad-House, Six Months in Mexico e Around the World in Seventy-Two Days: scritti attraverso cui Nellie trasforma alcune delle proprie inchieste e imprese più celebri in racconti destinati a raggiungere un pubblico ancora più ampio.
Ad ogni modo, occorre specificare che la scrittura narrativa non segna un abbandono definitivo del giornalismo.
Nel 1893 Nellie torna infatti a lavorare per il New York World e riprende a occuparsi di personaggi e avvenimenti dell’attualità americana, continuando così ad alternare l’attività di reporter alla produzione letteraria.
Soltanto due anni più tardi, però, la sua vita cambia nuovamente direzione.
Più nello specifico, nel 1895 incontra e sposa l’industriale Robert Livingston Seaman, iniziando una fase completamente diversa della sua storia personale e professionale.
Il matrimonio con Robert Livingston Seaman.

Robert Livingston Seaman, marito di Nellie Bly
Il 5 aprile 1895 Nellie Bly sposa Robert Livingston Seaman, ricco industriale newyorkese proprietario di attività nel settore della lavorazione dei metalli.
La differenza d’età tra i due è molto grande e il matrimonio attira inevitabilmente l’attenzione della stampa, tuttavia per Elizabeth questa unione significa soprattutto entrare in un mondo completamente diverso da quello che ha dominato i suoi primi dieci anni di carriera.
In particolare, Nellie si allontana progressivamente dal giornalismo e comincia a interessarsi alle attività imprenditoriali del marito, tra le quali occupa un posto centrale la Iron Clad Manufacturing Company.
La società produce contenitori e manufatti metallici e, con il peggioramento delle condizioni di salute di Seaman, Elizabeth acquisisce una conoscenza sempre maggiore del funzionamento dell’impresa.
Il passaggio definitivo arriva l’11 marzo 1904, quando Robert Seaman muore e Bly diventa la principale proprietaria della Iron Clad.
Si tratta di un cambiamento quasi radicale perché, se per anni Elizabeth ha osservato fabbriche e lavoratori dalla prospettiva della giornalista che cerca di documentarne le condizioni, adesso è lei a trovarsi dall’altra parte.
È lei ora la figura incaricata di gestire produzione, denaro, dipendenti e decisioni industriali.
Da giornalista a imprenditrice.
Invece di vendere ciò che ha ereditato dal marito, Elizabeth decide di occuparsi direttamente delle aziende e assume un ruolo sempre più importante nella gestione della Iron Clad Manufacturing Company e della American Steel Barrel Company.
Il suo coinvolgimento è concreto.
Gli atti giudiziari relativi al fallimento della Iron Clad la indicano infatti come presidente e manager di entrambe le società, oltre che come proprietaria nominale della quasi totalità delle loro azioni.
La vicenda emerge con maggiore chiarezza nel 1911, quando alcuni creditori della Iron Clad Manufacturing Company chiedono che l’azienda venga dichiarata insolvente.
Durante il procedimento nasce anche una disputa sui beni della American Steel Barrel Company: i creditori sostengono che debbano essere considerati parte del patrimonio della Iron Clad, mentre Elizabeth difende l’autonomia della seconda società.
La controversia arriva nel 1913 fino alla Corte Suprema degli Stati Uniti, dove viene affrontata una questione procedurale legata al procedimento fallimentare.
Anche da imprenditrice (e sotto processo), però, Bly continua a mostrare attenzione per le condizioni delle persone che lavorano nelle sue aziende.
Più nello specifico, introduce servizi di assistenza e strutture ricreative per i dipendenti, portando all’interno delle fabbriche una sensibilità verso il lavoro che aveva già dimostrato anni prima nelle sue inchieste giornalistiche.
Il cambiamento di prospettiva è notevole: la donna che da giovane entrava nelle fabbriche per raccontare le condizioni degli operai si trova ora a decidere direttamente come organizzare il lavoro all’interno delle proprie aziende.
Ed è proprio durante questa fase che emerge anche un altro aspetto poco conosciuto della sua vita: Nellie Bly infatti diventa anche inventrice.
I brevetti di Nellie Bly.
Durante gli anni trascorsi alla guida delle aziende ereditate dal marito, Elizabeth si interessa anche allo sviluppo di nuovi contenitori metallici e registra alcuni brevetti a proprio nome.
Tra questi compare, nel 1902, un contenitore per il latte progettato per migliorarne la struttura e renderne più pratico l’utilizzo.

Il brevetto di Nellie Bly
La sua attività in questo campo mostra quindi un altro lato poco conosciuto della sua carriera: Nellie Bly non fu soltanto giornalista, scrittrice e imprenditrice ma partecipò anche al processo di innovazione industriale delle società che dirigeva.
E per alcuni anni questa nuova fase sembra offrirle anche una seconda carriera completamente diversa da quella costruita nelle redazioni.
Tuttavia, proprio mentre l’azienda cresce e amplia le proprie attività, cominciano a emergere problemi molto più difficili da controllare.
Questa volta il pericolo non arriva da un direttore che vuole limitarne il lavoro: arriva dalla gestione finanziaria dell’impresa.
La crisi e il fallimento della Iron Clad Manufacturing Company.
Per alcuni anni Elizabeth riesce a portare avanti le proprie aziende, concentrandosi soprattutto sulla produzione e sullo sviluppo delle attività industriali; ciononostante, la situazione economica comincia progressivamente a peggiorare.
Alla base della crisi ci sono problemi nella gestione finanziaria, appropriazioni indebite commesse da alcuni dipendenti e una serie di contenziosi giudiziari che finiscono per sottrarre risorse alle società e rendere sempre più difficile mantenerle operative.
Tra queste, vi sono le iniziative introdotte da Bly a favore dei lavoratori, le quali fanno parte della sua gestione ma non sono la causa principale del fallimento.
Principalmente a pesare sono invece le difficoltà nel controllo dei conti e le frodi interne che colpiscono l’azienda.
La crisi esplode definitivamente nel 1911, più precisamente il 23 maggio, quando alcuni creditori chiedono a un tribunale federale di dichiarare insolvente la Iron Clad Manufacturing Company.
Dopo mesi di contestazioni, il 2 dicembre 1911 la società viene formalmente dichiarata fallita.
Le conseguenze non si esauriscono con la chiusura dell’azienda, dato che le controversie sulla proprietà dei beni e sui rapporti tra la Iron Clad e la American Steel Barrel Company proseguono negli anni successivi, fino ad arrivare nel 1913 davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti.
Per Elizabeth questo è un colpo durissimo: dopo aver costruito una seconda carriera nel mondo dell’industria, perde gran parte della sicurezza economica ottenuta attraverso il matrimonio e la gestione delle società di Robert Seaman.
Nonostante l'entità del danno subito, la fine della sua esperienza imprenditoriale non coincide con la fine della sua vita pubblica.
Infatti, una volta lasciatasi il mondo degli affari alle spalle, Nellie torna verso l’attività che l’aveva resa famosa: il giornalismo.
Nellie Bly e il suffragio femminile.
Il tema dei diritti delle donne non è mai stato estraneo al lavoro di Nellie Bly.
In fondo, la sua carriera era cominciata proprio perché una giovane Elizabeth Cochrane si era rifiutata di accettare l’idea che le donne dovessero dipendere economicamente dagli uomini.
E quasi trent’anni più tardi, quella questione non riguarda più soltanto il lavoro ma direttamente la cittadinanza politica.
È così che il 3 marzo 1913, mentre migliaia di donne sfilano a Washington nella grande Woman Suffrage Procession (organizzata il giorno precedente all’insediamento di Woodrow Wilson), Nellie partecipa alla manifestazione e la racconta per il New York Evening Journal.
Il titolo dell’articolo è molto netto: Suffragists Are Men’s Superiors.
Nel testo, Nellie Bly sostiene che il suffragio femminile avrebbe potuto affermarsi a livello nazionale entro il 1920.
E la previsione si rivela corretta.
Proprio nel 1920, infatti, entra in vigore il XIX emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, il quale vieta di negare il diritto di voto a una persona sulla base del sesso.

Il vicepresidente Thomas R. Marshall mentre firma la risoluzione con cui il Congresso propone il XIX emendamento sul voto alle donne
Per Bly questo tema rappresenta anche una naturale prosecuzione delle battaglie che avevano accompagnato l’inizio della sua carriera.
Nel 1885 aveva contestato apertamente l’idea che il ruolo delle donne dovesse essere limitato alla casa e alla famiglia.
Nel 1913, quasi trent’anni dopo, racconta invece una manifestazione in cui migliaia di donne chiedono di poter partecipare pienamente anche alla vita politica del paese.
Poco dopo, però, la sua carriera prende ancora una volta una direzione completamente diversa.
Nellie Bly e la Prima guerra mondiale.
Nel 1914 Nellie si trova in Europa, proprio mentre lo scoppio della Prima guerra mondiale sta per trasformare il continente e offrirle una nuova storia da raccontare.
Decide così di tornare al giornalismo e comincia a lavorare come corrispondente di guerra, inviando articoli al New York Evening Journal dall’area dell’Austria-Ungheria e raggiungendo anche zone vicine ai combattimenti contro Serbia e Russia.

Nellie Bly mentre parla con un ufficiale dell’Impero austro-ungarico
Tra il 1914 e il 1918 racconta quindi il conflitto da una prospettiva molto diversa rispetto alle imprese che l’avevano resa famosa negli anni precedenti.
Questa volta non ci sono record da battere o viaggi organizzati per attirare l’attenzione del pubblico.
Nellie descrive soldati, feriti, ospedali militari e territori direttamente coinvolti nella guerra, cercando ancora una volta di osservare personalmente ciò che vuole raccontare.
Anche in questa fase, infatti, il suo modo di fare giornalismo rimane riconoscibile.
Esattamente come entrò nel manicomio di Blackwell’s Island per conoscere dall’interno le condizioni delle pazienti, durante la Prima guerra mondiale si avvicina direttamente alle zone del conflitto per raccontare ai lettori ciò che sta accadendo sul campo.
Questo è uno degli ultimi grandi capitoli della sua carriera giornalistica e, ancora una volta, Nellie sceglie di non limitarsi a raccontare una storia da lontano.
Gli ultimi anni, la morte e l'eredità di Nellie Bly.
Al termine della Prima guerra mondiale Nellie torna negli Stati Uniti e riprende stabilmente a lavorare nel giornalismo.
Nello specifico, continua ad occuparsi di cronaca e di questioni sociali.
Una particolare attenzione viene riservata soprattutto a vedove, orfani e bambini abbandonati, utilizzando in alcuni casi la propria influenza e lo spazio sul giornale per cercare concretamente persone disposte ad aiutarli o ad accoglierli.
Anche in questa fase, quindi, Nellie continua a utilizzare il giornalismo per portare all’attenzione del pubblico persone e situazioni che rischierebbero altrimenti di rimanere invisibili.
Per esempio, nel 1919 si occupa del caso soprannominato “Love o' Mike” riguardante un neonato abbandonato alla Grand Central Station di New York, contribuendo a dare grande visibilità alla sua storia.

Nellie Bly nei suoi ultimi anni
Nel frattempo le condizioni di salute di Nellie peggiorano fino a quando il 27 gennaio del 1922 muore di polmonite allo St. Mark’s Hospital di New York all’età di cinquantasette anni e viene successivamente sepolta al Woodlawn Cemetery, nel Bronx.
La sua vita si conclude così quasi quarant’anni dopo l’ingresso nel Pittsburg Dispatch, avvenuto grazie alla lettera firmata “Lonely Orphan Girl” con cui aveva contestato il modo in cui il giornale descriveva il ruolo delle donne.
Da allora Nellie aveva costruito una carriera molto diversa da quella normalmente concessa alle giornaliste della sua epoca.
Aveva raccontato le condizioni delle lavoratrici, vissuto per mesi in Messico come corrispondente, trascorso dieci giorni nel manicomio di Blackwell’s Island, realizzato numerose inchieste sotto copertura, completato il giro del mondo in poco più di settantadue giorni e seguito direttamente anche la Prima guerra mondiale.
Tra tutte queste esperienze, però, l’inchiesta di Blackwell’s Island rimane quella che rappresenta meglio il suo modo di fare giornalismo.
Invece di limitarsi a intervistare medici, responsabili dell’istituto o persone che ne conoscevano le condizioni, Nellie decise infatti di farsi internare e di vivere personalmente la stessa realtà che voleva raccontare ai lettori.
Questo approccio diventerà uno degli elementi più riconoscibili della sua carriera e il successo ottenuto dalle sue inchieste contribuirà alla diffusione dello stunt reporting.
Insomma Nellie Bly viene ricordata ancora oggi perché trasformò la propria presenza sul campo in uno strumento d’indagine, mostrando ai lettori realtà che normalmente sarebbero rimaste nascoste dietro le porte di fabbriche, istituzioni e luoghi difficili da raggiungere.
Dieci giorni in manicomio di Nellie Bly
Prima ancora che il giornalismo sotto copertura avesse un nome, Nellie Bly ne dimostrò al mondo tutta la forza in "Dieci giorni in manicomio", ora disponibile in una nuova edizione italiana rivista e aggiornata da Ibex Edizioni con la prefazione di Virginia Gambardella.
In questo libro, Nellie Bly racconta in prima persona l’inchiesta che realizzò a soli 23 anni, quando si finse pazza e si fece internare nel manicomio femminile di Blackwell’s Island per documentare le condizioni riservate alle pazienti.
Tra le pagine di questo resoconto entrerai nelle celle fredde dell’istituto e conoscerai donne sottoposte a fame, isolamento, docce gelate, umiliazioni e abusi, spesso senza una diagnosi reale e soltanto perché povere, migranti, ribelli o considerate “scomode”.
Questa è un’occasione per vivere dall’interno una delle prime grandi inchieste sotto copertura della storia e scoprire come il coraggio del giornalismo investigativo possa unirsi alla forza narrativa e profondamente umana di un diario personale.
È un libro che ti costringe a ripensare a che cosa significhino davvero salute mentale, dignità ed emancipazione femminile.
Tutto questo non attraverso una ricostruzione distante degli eventi ma mettendoti davanti alle parole di una giovane donna che rischiò la propria libertà per denunciare soprusi che la società preferiva ignorare.
Se vuoi scoprire davvero come la determinazione di una sola persona possa rompere il silenzio e contribuire a cambiare la realtà, questo libro non può mancare nella tua libreria.