Harvey Firestone

Harvey Firestone

A Miami Beach, in Florida, il 7 febbraio 1938 si conclude la vita di un uomo che ha costruito una delle più importanti aziende americane partendo da un prodotto che, all’inizio della sua carriera, poteva sembrare poco più di un accessorio applicato alle ruote.

Il suo nome è Harvey Firestone ed è un imprenditore statunitense che ha compreso molto presto qualcosa destinato a rivelarsi fondamentale per le aziende automobilistiche del futuro. 

Cioè che se l’automobile fosse diventata un mezzo di trasporto di massa, milioni di veicoli avrebbero avuto bisogno di pneumatici affidabili su una scala altrettanto grande.

Da questa intuizione nascerà la Firestone Tire & Rubber Company, un’impresa destinata a crescere insieme all'industria automobilistica americana e a intrecciare profondamente il proprio destino con quello del magnate dell'automobile Henry Ford.

Chi è Harvey S. Firestone: la sua biografia

Infanzia e giovinezza.

Harvey Samuel Firestone nasce il 20 dicembre 1868 vicino a Columbiana, in Ohio, e cresce nella fattoria della sua famiglia di origine, un ambiente profondamente legato all'agricoltura e molto lontano dalle grandi fabbriche che caratterizzeranno la sua vita adulta.

Frequenta le scuole locali e nel 1887 si diploma alla Columbiana High School, senza però dirigersi immediatamente verso una carriera industriale.

Il suo ingresso nel mondo dei trasporti avviene infatti attraverso qualcosa che appartiene ancora pienamente all'Ottocento: le carrozze trainate dai cavalli.

Nei primi anni Novanta dell'800, Firestone entra alla Columbus Buggy Company (azienda di proprietà di un suo parente) e diventata nel frattempo uno dei principali produttori americani del settore.

Qui svolge mansioni legate sia alla contabilità che alle vendite e lavora in diverse sedi dell'azienda, tra cui Columbus, Des Moines e Detroit.

Si tratta di un'esperienza importante per Harvey, perché gli permette di osservare il mercato dei trasporti da una posizione privilegiata proprio nel momento in cui la mobilità americana sta per affrontare una trasformazione radicale.

L'età adulta, il matrimonio e la famiglia.

Il 20 novembre 1895 Harvey Firestone sposa Idabelle Smith, donna dalla quale avrà sette figli.

Idabelle Smith Firestone

Anche se il primogenito Harry morirà pochi giorni dopo la nascita, gli altri sei bambini - Harvey Jr., Russell, Leonard, Raymond, Roger e la figlia Elizabeth - raggiungeranno invece l'età adulta.

Il tema della famiglia è fondamentale nella storia di Firestone, dato che finirà per avere un ruolo molto importante anche nella continuità dell'impresa.

Nel corso del tempoi, infatti, diversi figli entreranno nell'organizzazione costruita dal padre; tra questi, Harvey Jr. assumerà responsabilità sempre maggiori, soprattutto nello sviluppo internazionale delle attività Firestone.

Molto più avanti, le due famiglie simbolo dell'automobile americana (Firestone e Ford) arriveranno persino a unirsi in matrimonio: una nipote di Harvey, Martha Firestone, sposerà William Clay Ford, nipote dell'imprenditore americano Henry Ford.

Firestone, insomma, non costruirà solamente un'azienda destinata a portare il proprio cognome ma anche una dinastia industriale capace di sopravvivere al suo fondatore.

La carriera di Harvey Firestone.

Dalle carrozze alla prima attività nel settore della gomma.

Nel 1896 Harvey lascia la Columbus Buggy Company

Il futuro imprenditore è ormai convinto delle possibilità commerciali offerte dai pneumatici in gomma applicati alle carrozze e si trasferisce a Chicago, dove avvia insieme ad alcuni soci un'attività dedicata proprio a questo settore.

In questo momento non produce ancora pneumatici automobilistici su larga scala e, soprattutto, l'automobile non ha ancora dimostrato di essere il mezzo destinato a sostituire il cavallo.

Tuttavia, Firestone ha individuato un prodotto che può sopravvivere alla tecnologia che lo circonda

Harvey aveva capito che indipendentemente dal fatto che il veicolo venisse trainato da un animale o spinto da un motore, rimane comunque necessario renderne il movimento più confortevole e creare un collegamento efficace tra ruota e terreno.

Il tempo passa, l'attività di Chicago cresce e - dopo alcuni anni - Firestone vende la propria partecipazione.

Nel 1900 può così ripartire con esperienza, capitale e soprattutto con un'idea molto più ambiziosa di quella con cui aveva iniziato: non limitarsi a vendere pneumatici ma costruire un'azienda capace di trasformarli in un grande prodotto industriale.

La nascita della Firestone Tire & Rubber Company.

La città scelta per questa nuova fase della sua vita è Akron, in Ohio, la quale sta rapidamente diventando uno dei principali centri americani dell'industria della gomma.

È qui che, il 3 agosto 1900, Harvey organizza la Firestone Tire & Rubber Company.

La prima fabbrica viene aperta nel 1902, impiega appena dodici uomini e per i primi anni vedrà una parte dei propri prodotti realizzata da produttori esterni.

La svolta arriva nel 1903, quando Firestone comincia a produrre direttamente i propri pneumatici.

In questo periodo il mercato al quale Harvey sta guardando comincia a trasformarsi: ora l'automobile non è più soltanto uno strano esperimento meccanico riservato a inventori e a persone molto facoltose. 

Infatti esistono nuove imprese (come quella di Henry Ford, la Ford Motor Company) che stanno cercando di rendere questo mezzo più affidabile, più semplice da utilizzare e soprattutto producibile in quantità sempre maggiori.

Henry Ford

Firestone ovviamente vede tutto questo e comprende quindi che il futuro della propria azienda non può dipendere esclusivamente dalle carrozze.

Insomma, se l'automobile riuscirà a imporsi, anche il pneumatico dovrà cambiare scala insieme a lei.

Henry Ford e l'ordine che cambiò la storia della Firestone.

È proprio a questo punto della storia di Harvey che entra in scena Henry Ford

Nel 1906 la Firestone comincia a fornire pneumatici proprio alla Ford Motor Company vendendo 2000 set (secondo alcune stime si tratta del più grande ordine di pneumatici automobilistici realizzato fino a quel momento).

Ovviamente, per l'azienda di Harvey questa è una svolta enorme, dato che nello stesso anno le vendite complessive dell'azienda superano il milione di dollari.

Inoltre il rapporto commerciale con Ford colloca Harvey nella posizione ideale per beneficiare della crescita che l'industria automobilistica sta per vivere.

Basti pensare al fatto che due anni più tardi verrà presentata la famosa Ford Model T.

Ford Model T

Con il passare del tempo Ford riuscirà a costruire automobili su una scala mai raggiunta prima e ciò significa inevitabilmente avere bisogno anche di quantità enormi di componenti, tra cui (naturalmente) i pneumatici.

La Firestone cresce quindi insieme al mercato automobilistico e il rapporto tra i due imprenditori supera presto i confini degli affari, trasformandosi in un'amicizia personale destinata a durare per tutta la vita.

Harvey Firestone ed Henry Ford fotografati insieme 

Da una piccola fabbrica a uno dei giganti della gomma americana.

A questo punto Harvey Firestone non deve più dimostrare soltanto che il pneumatico in gomma funziona ma che può essere costruito in quantità enormi mantenendo caratteristiche sufficientemente affidabili per un mercato che cresce a una velocità impressionante.

Di conseguenza, la società continua ad espandere produzione, distribuzione e sviluppo dei propri prodotti.

Ad esempio, nel 1908 Firestone introduce pneumatici dotati di un disegno antiscivolo del battistrada e negli anni successivi arrivano nuove soluzioni destinate ad aumentare durata, trazione e utilizzabilità del pneumatico.

Al di là di questi miglioramenti, è soprattutto la scala raggiunta dall'impresa a mostrare quanto sia cambiata la situazione per l'azienda. 

Ad esempio, basti pensare che nel 1926 la Firestone produce ormai oltre dieci milioni di pneumatici all'anno, equivalenti a circa un quarto della produzione statunitense del settore.

Si tratta di un dato impressionante, soprattutto se si pensa al fatto che ventisei anni prima Harvey aveva fondato una società che ancora non possedeva una propria fabbrica e ora, invece, guida uno dei principali produttori di pneumatici degli Stati Uniti.

Tuttavia, proprio quando la crescita dell'azienda sembra dimostrare la forza del suo modello industriale, Firestone comincia a confrontarsi con un problema che nessuna fabbrica di Akron può risolvere autonomamente. 

Ovvero che per produrre pneumatici serve la gomma e che gran parte di quella materia prima arriva dall'estero.

I Vagabonds: Firestone, Ford ed Edison lontano dalle fabbriche.

Nel frattempo il rapporto personale tra Harvey Firestone e Henry Ford lo porta all'interno di uno dei gruppi di amici più celebri dell'America industriale.

Tra il 1916 e il 1924, Firestone partecipa infatti a una serie di viaggi e campeggi insieme a Henry Ford, Thomas Edison e al naturalista John Burroughs.

Sono conosciuti come i Vagabonds e l'immagine è quasi paradossale.

I Vagabonds

Alcuni degli uomini che stanno contribuendo più di molti altri ad accelerare la trasformazione tecnologica degli Stati Uniti scelgono di trascorrere parte del proprio tempo libero lontani dalle fabbriche, immersi nella natura e nel paesaggio rurale americano.

Tuttavia, quei viaggi non restano a lungo occasioni completamente private dato che la notorietà dei partecipanti attira fotografi, giornalisti e curiosi, trasformando progressivamente le escursioni in veri e propri eventi mediatici.

Nel 1921 persino il presidente Warren G. Harding si unisce a una parte del viaggio.

Edison, Firestone e Harding fotografati insieme

In ogni caso, bisogna ricordare che dietro alle immagini degli industriali seduti davanti a un fuoco o impegnati in attività all'aperto rimane qualcosa di molto concreto.

Firestone ha ormai raggiunto il livello più alto dell'élite industriale americana e frequenta personalmente uomini che stanno contribuendo a definire tecnologia, mobilità e cultura del nuovo secolo.

Il problema della gomma e la ricerca di una fonte di approvvigionamento indipendente.

Più la Firestone cresce e più Harvey deve fare i conti con un problema enorme: benché la sua azienda controlli le fabbriche, migliori la produzione e organizzi la distribuzione, dipende comunque da una materia prima proveniente in larga parte da dei territori oltreoceano.

Si tratta di un problema che diventerà particolarmente evidente negli anni Venti, più precisamente nel 1922 quando il governo britannico introduce un sistema di restrizione delle esportazioni di gomma dalle proprie colonie conosciuto come Stevenson Scheme.

In quel momento Firestone percepisce la situazione come una minaccia strategica e invia una lettera al segretario di Stato americano, in cui sostiene che le colonie britanniche producano oltre il 70% della gomma mondiale e sottolinea quanto questa dipendenza rappresenti un problema per l'industria statunitense.

Harvey arriva quindi a una conclusione perfettamente coerente con il modo in cui ha costruito la propria impresa: se non può controllare il mercato dal quale acquista una materia prima indispensabile, deve trovare un'altra fonte dalla quale ottenerla.

E la ricerca lo conduce in Africa occidentale, più precisamente in Liberia.

Harvey Firestone e la Liberia.

La vicenda liberiana è più complessa di quanto suggerisca la tradizione popolare secondo cui “Firestone ottenne un milione di acri nel 1926”.

Le trattative iniziarono già nel 1924 e attraversarono numerose fasi tra proposte, modifiche e negoziati tra la compagnia e il governo liberiano.

Il 16 settembre 1925 venne firmato a New York un accordo tra il governo della Liberia e la Firestone Plantations Company che prevedeva una concessione della durata di 99 anni.

Secondo i patti, la società non riceveva automaticamente un blocco già occupato di un milione di acri ma otteneva il diritto di selezionare nel tempo fino a un milione di acri - o una superficie inferiore - adatti alla produzione di gomma e di altri prodotti agricoli.

Dopo ulteriori negoziazioni, un nuovo accordo viene sottoscritto a Monrovia il 2 ottobre 1926 e la legislatura liberiana lo approva il 10 novembre dello stesso anno, mantenendo la durata di 99 anni e il limite massimo di un milione di acri.

Con questo progetto Firestone spinge molto più lontano la propria ricerca di indipendenza industriale.

Infatti ora l'imprenditore americano non vuole più limitarsi ad acquistare la gomma ma desidera partecipare direttamente alla sua produzione.

La questione del lavoro forzato nelle piantagioni della Firestone.

Ora la storia del magnate dei pneumatici comincia inevitabilmente a intrecciarsi con quella politica e sociale della Liberia, entrando però anche nel suo capitolo più controverso.

Per comprendere che cosa è successo bisogna partire da una distinzione fondamentale. 

Nelle piantagioni dell’azienda non esisteva una forma di schiavitù legalmente riconosciuta, cioè nella quale i lavoratori fossero acquistati e considerati proprietà di qualcun altro.

La realtà, tuttavia, era molto meno rassicurante di quanto questa precisazione potrebbe far pensare.

Tra la fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta cominciarono infatti a emergere alcune accuse gravissime contro il governo liberiano.

Secondo queste denunce, alcune autorità locali ricorrevano al proprio potere politico, alle pressioni e alla coercizione per procurare manodopera destinata non soltanto alle opere pubbliche ma anche ad alcune attività economiche private.

Una parte delle persone reclutate attraverso questo sistema finì a lavorare anche nelle piantagioni della Firestone.

Pubblicità della Firestone che parla delle piantagioni in Liberia

Lo scandalo raggiunse dimensioni tali che, nel 1930, venne istituita una Commissione internazionale d’inchiesta, guidata dal medico inglese Cuthbert Christy e avviata con il coinvolgimento della Società delle Nazioni.

Le sue conclusioni confermarono l’esistenza del problema: il governo liberiano e alcuni funzionari locali avevano effettivamente utilizzato delle forme di coercizione per reclutare lavoratori, approfittando della propria autorità anche a vantaggio di imprese private.

Tuttavia, la Commissione dichiarò di non aver trovato prove sufficienti per sostenere che la Firestone Plantations Company reclutasse direttamente i lavoratori con la forza.

Allo stesso modo, non riuscì nemmeno a dimostrare che l’azienda impiegasse consapevolmente delle persone sapendo che erano state costrette dalle autorità a lavorare nelle sue piantagioni.

Pertanto, sarebbe scorretto descrivere Harvey Firestone e la sua società come gli organizzatori diretti di un sistema schiavistico, cionostante sarebbe altrettanto fuorviante presentarli come completamente estranei a ciò che stava accadendo.

Infatti, la Firestone stava realizzando uno dei progetti industriali più importanti della propria storia all’interno di un paese nel quale il governo ricorreva realmente al lavoro forzato e in cui le vittime venivano destinate anche alle attività della compagnia.

Insomma, non serviva che l’azienda organizzasse direttamente la coercizione per trarne un vantaggio (o per entrare a far parte del sistema).

Le conseguenze furono enormi: lo scandalo contribuì a provocare una profonda crisi politica all'interno del paese e portò, alla fine del 1930, alle dimissioni del presidente liberiano Charles D. B. King.

Foto del presidente liberiano Charles D.B. King

Eppure nemmeno questo chiuse definitivamente la questione dato che, per buona parte del Novecento, continuarono a esistere profonde disuguaglianze tra il personale americano bianco e la forza lavoro liberiana nera all’interno dei possedimenti Firestone.

Abitazioni, scuole, strutture sanitarie e spazi ricreativi erano organizzati attraverso una netta separazione razziale, secondo un sistema che diversi studi hanno accostato alla segregazione allora presente negli Stati Uniti.

Ad esempio, mentre i dipendenti americani potevano usufruire di abitazioni e servizi migliori, molti lavoratori liberiani ricevevano salari bassi e vivevano in case estremamente povere, prive delle comodità riservate al personale proveniente dagli Stati Uniti.

Ed è proprio qui che emerge la contraddizione più profonda del progetto liberiano di Firestone.

Nel tentativo di liberare la propria impresa dalla dipendenza dai produttori stranieri di gomma, l’azienda entrò in un sistema politico e sociale nel quale coercizione del lavoro, disuguaglianza razziale e interessi industriali finirono inevitabilmente per intrecciarsi.

Insomma, benché la Firestone non possa essere indicata come l’organizzatrice diretta di ogni abuso avvenuto in Liberia, non può nemmeno essere separata artificialmente da un sistema che contribuiva a fornirle la manodopera necessaria per far funzionare le sue piantagioni.

Ed è precisamente questa zona grigia - troppo complessa per un’assoluzione e troppo documentata per essere ignorata - a rendere la Liberia uno dei capitoli più problematici dell’eredità di Harvey S. Firestone.

Gli ultimi anni di carriera.

Negli anni Trenta, Firestone comincia progressivamente a lasciare una parte maggiore della gestione dell'impresa alla generazione successiva della sua famiglia. 

Alcuni membri della famiglia Firestone

Nel 1932 lascia la presidenza della società e assume il ruolo di chairman, mentre altri dirigenti e parenti acquistano responsabilità sempre maggiori, tra cui Harvey Jr. che diventa vicepresidente.

La Firestone che Harvey osserva negli ultimi anni della sua vita non ha ormai quasi nulla in comune con la piccola società fondata ad Akron nel 1900: ormai è un gruppo industriale con attività internazionali, enormi capacità produttive e un marchio conosciuto in tutto il paese.

Anche il pneumatico sul quale aveva scommesso quando l'automobile era ancora una tecnologia incerta è diventato esattamente ciò che aveva immaginato: un prodotto indispensabile alla mobilità moderna.

La morte e l'eredità di Harvey S. Firestone.

Harvey Firestone anziano

Il 7 febbraio 1938 Harvey S. Firestone muore a Miami Beach (in Florida) all'età di sessantanove anni, dei quali quasi quaranta trascorsi alla guida dell'azienda che aveva fondato.

In seguito alla morte, la famiglia ha continuato a mantenere un ruolo centrale nella società, tant'è che Harvey Jr. diventerà una delle figure più importanti della fase successiva dell'espansione. 

Nel frattempo, la famiglia continua a celebrare la memoria del suo fondatore prendendo parte a numerose attività benefiche.

Per esempio, nel 1944 i Firestone donano un milione di dollari alla Princeton University per contribuire alla costruzione di una nuova biblioteca dedicata proprio ad Harvey, la Harvey S. Firestone Memorial Library, la quale aprirà solamente nel 1948.

Uomini di gomma di Harvey S. Firestone.

Che cosa puoi imparare dall’uomo che trasformò una componente dell’automobile nel cuore di un impero industriale globale?

Scoprilo in “Uomini & Gomma”, l’autobiografia di Harvey Samuel Firestone disponibile per la prima volta in italiano nella nuova edizione curata da Ibex Edizioni.

Pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1926 con il titolo “Men and Rubber: The Story of Business“, questo volume è stato realizzato da Firestone in prima persona con la collaborazione dello scrittore e giornalista economico Samuel Crowther.

Al suo interno, l’imprenditore americano trasforma esperienze, crisi e decisioni vissute realmente in una riflessione sul significato più profondo del fare impresa.

Tutto ciò ti permette di trovare tra queste pagine gli stessi inizi difficili, le stesse intuizioni che cambiarono il mercato e le stesse battaglie commerciali e scelte che permisero a Firestone di costruire un’azienda destinata a prosperare ancora oggi.

Non solo!

Infatti, troverai anche il racconto del suo rapporto personale e professionale con Henry Ford e Thomas Edison: non figure osservate da lontano ma amici e interlocutori con i quali Firestone condivideva viaggi, discussioni e riflessioni sul futuro dell’industria americana.

Insomma, questo libro non presenta il mondo del business attraverso formule astratte o regole costruite a posteriori, perché ti porta nei momenti in cui decidere significava assumersi responsabilità concrete senza sapere se ci sarebbe stata una seconda possibilità.

Questa lettura è un’occasione per entrare direttamente nella mente di Harvey Firestone e osservare il processo di pensiero con cui affrontava problemi, persone, mercati e decisioni dalle conseguenze irreversibili.

Insomma, se vuoi capire come ragiona chi non si limita a spiegare il business ma lo ha vissuto quando sbagliare poteva significare perdere tutto, Uomini & Gomma non può mancare nella tua libreria.

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