Princìpi di geografia umana
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Un contadino delle Fiandre e un pastore delle Alpi non abitano lo stesso ambiente alla stessa maniera: rispondono ai vincoli del suolo e del clima inventando ciascuno un proprio modo di vivere, un genere di vita che trasforma il territorio tanto quanto ne è plasmato. È questa l’intuizione che regge l’intera opera di Vidal de la Blache, pubblicata postuma nel 1922 a partire dagli appunti lasciati dal fondatore della scuola francese di geografia.
Contro il determinismo ambientale allora dominante, per cui il clima e il suolo deciderebbero in modo pressoché meccanico il destino delle popolazioni, Vidal de la Blache propone quello che i suoi allievi chiameranno possibilismo: l’ambiente pone dei limiti, ma è l’uomo, con le sue tecniche e le sue tradizioni, a scegliere tra le possibilità che quei limiti lasciano aperte.
Ne nasce una geografia che osserva i paesaggi come sedimenti di storia umana prima ancora che come dati naturali. Un libro fondativo, che ha insegnato per un intero secolo a leggere il territorio non come un destino, ma come il risultato sempre parziale e sempre rivedibile dell’incontro tra un popolo e la propria terra.
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