Dei delitti e delle pene
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Nel 1764 a Livorno esce un libello anonimo che mette sotto accusa la tortura e la pena di morte. Dei delitti e delle pene vende cinquecento copie in un mese, finisce nell'Indice dei libri proibiti e in pochi anni conquista l'Europa. Con quest'opera Beccaria chiede una giustizia fondata sulla ragione: leggi chiare e uguali per tutti, pene proporzionate ai reati, nessuna punizione prima della condanna.
Le sue idee ispirano Caterina II, i padri fondatori americani e il codice toscano che nel 1786 abolisce tortura e pena di morte. Sotto il trattato giuridico, però, c'è una filosofia: per Beccaria la giustizia è solo «il vincolo necessario per tenere uniti gl'interessi particolari». Un presupposto che rischia di ridurla alla forza dei più.
L'edizione, curata da Francesco Pietrobelli di Gazzetta Filosofica, riproduce l'ultima versione rivista dall'autore. Ogni capitolo è accompagnato da una sinossi e da note che chiariscono i passaggi difficili e ne discutono i limiti.
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